Il Pippone

filo di ferro

In questo ultimo mese ho assistito a due brutti episodi.
Un venerdì sera sono andato con amici in un locale in Darsena (Viareggio). All’ingresso vedo un ragazzo che si allontana dando del razzista agli addetti alla sicurezza. Quando siamo usciti dallo stesso locale c’era una fila di ragazzi in attesa per entrare. L’addetto alla sicurezza li lascia entrare tutti a parte l’ultimo perché, dice il buttafuori, non aveva l’abbigliamento giusto. Quel ragazzo era vestito più o meno come me, con jeans maglietta e scarpe sportive. Quello che avevano in comune entrambi i ragazzi bloccati all’ingresso era il colore della pelle.

Ho riflettuto molto su questa cosa e mi sono rimproverato per non aver fatto una scenata come mi è capitato in altre occasioni. Mi ero ripromesso di non lasciar correre mai, di non permettere che queste cose capitassero davanti ai miei occhi, e invece oggi è successo di nuovo.

Sono stato allo sportello della polizia municipale di Lucca e mentre aspettavo un vigile ha invitato un ragazzo africano negli uffici per capire di cosa avesse bisogno. Il ragazzo non parlava italiano e sembrava chiedere un’autorizzazione per vendere accendini e calzini. Dopo pochi minuti lo stesso ragazzo è uscito spintonato da un altro vigile che gli intimava di uscire e di tornare solo quando avesse avuto la licenza. Il primo vigile dava al ragazzo del lei, il secondo gli dava del tu.
La mia incapacità di riconoscere il mondo per la cloaca che è mi ha impedito ancora una volta di reagire subito. Ho pensato: magari questo ragazzo era armato, o magari spaccia, o magari ha minacciato qualcuno.
Invece il ragazzo era tranquillo, silenzioso, disarmato e gentile, e una volta sbattuto fuori se ne è andato in bicicletta.
Il vigile razzista invece si è rivolto alla collega allo sportello dicendo: “Quando arrivano questi fateli parlare solo con noi”. Ho chiesto chi fossero “questi” e chi “loro”, ma non mi hanno risposto.

Mi rimprovero sempre quando manco di coraggio, ma questo morbo dilaga a una velocità tale che dovremmo interrompere ogni altra cosa per contrastarlo. Adesso scrivo, di nuovo, per scaricarmi la coscienza. Perché questo male mi rode.

Si deve essere aggressivi con i prepotenti. Si devono svergognare in pubblico.
Servirebbe uno sportello per denunciare gli episodi di razzismo. Perché spesso sono così subdoli da non ricadere in un crimine vero e proprio.
Io non voglio restare fuori da un locale per il colore della mia pelle, e non voglio essere spintonato fuori da un ufficio pubblico se sono rispettoso e innocuo. In tutta la mia vita non mi è mai capitato di assistere con tanta frequenza a un tale sfoggio di cattiveria e di stupidità. Ci sono dei mostri che si nascondono tra noi, e sono quasi uguali a noi. Solo che sono dei pezzi di merda.

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