Natale sotto Spirito

Lo ammetto, per sopravvivere a una serata con Ester ho dovuto bere molto.
Sulla strada di casa gioco all’uomo ragno, aggrappandomi con lo sguardo agli addobbi luminosi che scandiscono il ritmo della circonvallazione in un incedere di luci e ombre.

Sono sicuro di non aver lasciato l’albero acceso. Allora cos’è quel bagliore attraverso la tenda della finestra nel mio soggiorno? Prima di uscire torno sempre in camera una volta in più, per verificare che la finestra sia chiusa e la luce spenta. Ogni volta che mia madre viene a trovarmi si lamenta per la sciatteria dei miei arredi e degli ambienti poco vissuti. Ho allestito l’albero soltanto per mostrarle una dignità che sopravvive all’assenza di una donna, ma l’ho acceso soltanto il primo giorno, per distribuire uniformemente le luci. Mi avvicino alla porta brandendo l’ombrello, sento dei rumori provenire dall’interno. Sto estraendo il cellulare per chiamare la polizia quando la maniglia scatta e una figura massiccia si staglia in controluce. Roteo l’ombrello come una scimitarra e lo colpisco sul collo, poi scaglio il telefono dritto in mezzo agli occhi dell’intruso. Babbo Natale ondeggia come un gavettone al vento, poi stramazza sull’innocente alberello dimostrativo. Una miriade di pacchettini rotolano fuori dal sacco. Non è refurtiva, sono regali.

Tocco la pancia di Babbo Natale con l’ombrello e lui ruglia come un orso. Non riuscirei mai a sollevarlo, posso soltanto disporgli due cuscini sotto la testa, poi prendo un bicchiere d’acqua e glielo porgo, mentre il pompon del cappello gli penzola sugli occhi. Trangugia un’abbondante sorsata e subito la sputa come un cannone per la neve, «cos’è questa schifezza?»
«Solo acqua»
«Non avresti della grappa?»
Adesso capisco, è un ubriacone che va in giro a scroccare da bere.
«Niente grappa, al massimo ho un Baileys»
«Che roba è?»
«Crema di whisky»
«Benissimo, dammene uno senza crema»
«Si può sapere come è entrato?»
«Come sempre, dal camino, e dammi pure del tu.»
«Io non ho un camino.»
Solleva appena la testa per guardarsi attorno, poi si mette a ridere proprio come Babbo Natale, con tutti quegli “oh” sincopati e le folte sopracciglia inarcate.
«Questo è davvero strano» seguita ridendo, «non trovi?»
«Certo che lo trovo strano, non ha nemmeno forzato la porta», gli porgo il suo whisky.
«Tu devi essere davvero solo»
«Solo? E lei cosa ne sa?»
«Tieni una moto nel soggiorno. Io di case ne ho viste ragazzo, e questa è certamente la casa di una persona sola. Non dovrebbero esserci due bambini?»
«Questa è bella, vuole dirmi che è qui per portare i regali?»
«Certo, quella del carbone è una leggenda. Ho una commessa da un certo…», estrae da una tasca un foglietto stropicciato e un paio di occhiali tondi e troppo piccoli per il suo faccione, «…Lovano Lorenzo, di anni sette, che scrive anche a nome della piccola Ginevra.»
«I Lovano! Abitano qui dietro, loro in effetti hanno un camino.»
«Il bambino dice di volere una moto bella come quella del suo vicino di casa, credo faccia riferimento proprio a te. La sorella invece chiede un pony, ma so che le piace soltanto perché il giorno che i genitori l’hanno portata a cavallo è stato uno dei pochi che hanno trascorso tutti insieme. Ti ringrazio per la bevuta e per l’indicazione, ora il dovere mi chiama.»
«E dove vorrebbe andare?»
«Ma dai Lovano, che domande»
«E’ quasi l’una e mezza, stanno dormendo tutti!»Di nuovo quella risata da cartone animato.
«Ma certo che dormono, altrimenti mica potrei andar da loro.»
«Ha acceso lei l’albero di natale?»
«Oh si, mi sono permesso, spento era così triste. Gli ho ridato lo Spirito del Natale.»
Lo dice proprio così, con le iniziali maiuscole.
Devo trattenere questo squilibrato fino a domani, poi potrò accompagnarlo in ospedale, ma non vorrei allarmarlo nella notte.
«Perché non si ferma un po’ con me? Mancano ancora diversi gironi al Natale, può prendersi la notte libera, mangiare qualcosa e riposarsi, posso assicurarle che quel divano è molto comodo.»
«Ragazzo mio, tu si che sei un bravo assicuratore.»
Per poco non mi cade il bicchiere. Forse non è un ubriacone, forse è un professionista che mi spia da molto tempo. Si siede sul divano con le mani sulla pancia.«Non ho più la forza di un tempo, adesso devo avvantaggiarmi con qualche giorno di anticipo, non hai idea del dolore di un bambino con il cuore spezzato. Ti strappa l’anima. Svegliarti il venticinque dicembre e non avere nemmeno un regalo da scartare. Se solo non fossi tanto stanco…»
Così dicendo prende a russare selvaggiamente, restando seduto sul divano. L’albero di natale si è spento. Do un’occhiata da vicino e vedo la presa staccata. Sono molto stanco. Sicuramente mi sono distratto nell’attimo in cui lui ha staccato il cavo. Mi chiudo in camera, uno sconosciuto vestito da Babbo Natale dorme sul mio divano, eppure cado in un sonno profondo e sereno.

Al mattino il salotto è vuoto. Sarei tentato di archiviare tutto come un buffo sogno, non fosse per quei ninnoli disposti sotto l’albero di nuovo spento: un pony e una moto da strada in originale “made in china”.

«Un caffè e una polacchina, grazie», mi siedo al tavolo per sfogliare un quotidiano, una notte così merita il lusso di una colazione al bar. La solita Italia nella morsa del gelo; lo scandalo di un trans mascherato da arcangelo in uno spot televisivo; “calo del 10% nella spesa per i regali, ma nessuna rinuncia sul menù”; “Entrava nelle case per lasciare regali”. Si era mascherato da Babbo Natale e si calava da una fune legata al comignolo di una villetta. Quando gli inquilini hanno acceso il fuoco nel camino, il fumo li ha intossicati nonostante la recente manutenzione, per toglierlo sono dovuti intervenire i pompieri. Ancora i medici non sanno indicare da quanto tempo l’uomo si trovasse lì. L’articolo chiude con un appello a chiunque avesse informazioni utili per risalire all’identità della vittima, nella foto il volto è irriconoscibile. Ho il dubbio di aver dormito due giorni, ma la data del giornale smentisce la mia ipotesi.

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